mercoledì 21 giugno 2017

Tutto non sta seguendo un piano

 Sabato 17 giugno 2017.
Sono le due di notte. La macchina sfreccia sull'asfalto caldo, le strade sono deserte.
Il vento entrando dal finestrino sfiora violentemente il mio viso. Un brivido percorre tutto il corpo. Respiro.
Sono viva.
E sono confusa.
Il mio cervello è annebbiato .
Ho alcool nel corpo. Sì,  quel Martini bianco ha assetato la mia gola.
E mi sembra tutto più roseo. Domani mi sveglio, studio, mangio, studio, dormo, mangio e studio. La solita routine del week end.
Niente palestra. La domenica ci si prende una pausa.

 Domenica 18 giugno 2017.
Apro gli occhi, sono le 12 e 30. Come ho potuto dormire così tanto?
Mi alzo ma il peso della mia testa è doloroso.
Cavolo,  è ancora l'alcool di ieri sera. Ma cosa è successo?
Ho mangiato,  tantissimo. Ho bevuto. Non so quanto.
E adesso cosa faccio?
Non ho studiato,  forse è meglio pranzare.
Finito di contare quanti ceci ho nel piatto, salgo nella mia stanza.
Mi butto sul letto ancora da rifare.
Devo studiare.
Ma devo anche fare movimento.
Scendo nella palestra del collegio, è libera. Addominali, squat, flessioni, corsa, elastici.
Devo bruciare.
Torno in stanza. Ho fame.
Mangio una confesione intera di biscotti plasmon con il latte di avena. I miei tentativi di avere una sana alimentazione sono andati a farsi benedire anche oggi.
Sono le 16 e 45.
Provo a studiare.
Sensi di colpa.
Mannaggia a me, però qualcosa lo riesco a fare.
Sta sera magari esco...
 E a cosa brindiamo?

lunedì 6 febbraio 2017

Quando il passato si intromette nel presente, nasce il caos

E' che a volte mi sento sola.
 Sì.
Ho il coraggio di dirlo.
Studio all'università e sono fuori sede, più di 400 km da casa, ma sento quel senso di vuoto che non so come colmare. Mi manca casa, ed è strano, perchè quando faccio ritorno dopo due giorni vorrei fuggire di nuovo a Padova.
E' che quelle mura hanno sentito e visto troppo. Mi hanno vista prendere a pugni i muri, i primi tagli sulle braccia, i primi digiuni, la quasi morte quando mi accorsi di non avere più pressione, la corsa all'ospedale. Hanno sentito le urla, quelle che di alzavano dal tavolo quando era ora di mangiare e io non volevo. Gli specchi hanno vista riflessa la mia immagine anche venti volte al giorno.
 Rabbia, preoccupazione, tristezza, rassegnazione,  incomprensione, bugie... tutto questo in sole tre stanze di una casa in campagna. Ma poi hanno visto anche il mio uscire furtivamente dalla stanza e piombarmi dalla credenza, grattare i fondi dei pacchetti  di biscotti, le tavolette di cioccolato, il latte. E poi il salato. Ingurgitare senza masticare.

Ancora rimbombano nella mia testa le supplicazioni dei miei genitori, le parole di rassegnazione " lascia stare. E' giusto che la ricoverino, è giusto così, quello è il suo posto"... "non ce la faccio più, non vedo l'ora che la chiamino da Villa Margherita"... " oggi come ti sembrava Fabiana? era più stanca del solito". " E' sempre più magra, oggi alla psichiatra ha detto che pesa 3* chili"...

Ma poi mi sveglio da questo turbinio di pensieri. Cerco di calmarmi, il cuore batte fortissimo.
Ora sono a Padova. Oggi sono andata dalla dietista, Ho di nuovo paura del cibo... i miei pensieri sono ancora molto sintomatici. Però riesco andare in palestra, seguo i corsi all'università, sostengo gli esami, ho una vita sociale... non è tutto così negativo.

domenica 5 febbraio 2017

Ombre e luci

Dicono che il momento più difficile per un pittore sia trovarsi la tela bianca davanti agli occhi e non saper che cosa voler realizzare (non a caso il grande artista americano Pollock ci mise più di una settimana a realizzare una tela commissionata da Peggy... settimane davanti alla tela pura... e circa un'ora per realizzare un grande murale) ...
...un po' è anche così per me... 
La pagina bianca mi ha sempre messa in soggezione; io avrei un mare di cose da scrivere, ma sono davvero importanti?
Oggi ho passato una bellissima giornata con i miei genitori... sono venuti fino a Padova per vedermi e passare qualche ora insieme. Fila tutto liscio come l'olio, fino a quando non si entra in un ristorante per pranzare.
Mi sento gli occhi puntati addosso: non sono quelli di mamma e papà, ma anche i camerieri, le altre persone... faccio un tuffo nel passato: un anno fa mi presentai in questo ristorante più di una volta con 14 chili in meno. Ero nel pieno di una ricaduta con il cibo, mangiavo pochissimo e in quei 3* chili mi sentivo stanca, ma ero magra, avevo tutto sotto controllo.
Invece oggi mi sono presentata in carne, rotondetta a causa di sei mesi di binge. Ho mangiato un piatto di pesce con dei crostini e un' insalata come contorno.
Quando è ora di ordinare il caffè...mio padre salta fuori con la frase " io prenderei un dolce", mia mamma risponde " ah anche io", io subito mi proteggo " per me niente grazie"....
e allora parte la cantilena di mia madre " dai Faby, oggi è una domenica speciale, diversa dal solito. Prendilo un dolce, anche tu per favore". Cedo, mangerei dolci tutto il giorno, la mia fame non si sazia mai, e questa volta la scelta non è del tutto mia.
Non ci riuscirà mai.


Arriva la cameriera "tre tiramisù" ordina mio padre. Mi arriva davanti agli occhi. Lo finisco in due minuti. Era troppo  buono per me, non me lo meritavo... il peso continua a salire e addirittura la mia dietista parla di perdere qualche chiletto.
Ieri mi sono abbuffata tutta la sera, il giorno prima pure, e quello ancora prima anche.


    Presa dai sensi di colpa ho saltato la merenda. Ma nessuno me lo ha fatto notare, in effetti avevo già mangiato quella porzione enorme di tiramisù.
A un certo punto, chiudo i miei pensieri distorti e mi concentro sui miei genitori: li saluto, li abbraccio e sento le loro mani stringermi dicendomi che sono una grande. Bacio mia madre, ha quel buonissimo profumo. Mio padre mi prende in braccio e non mi lascia per dieci secondi.
Loro mi amano davvero tanto, e io vorrei che fossero felici di avere una figlia serena, solare e non triste come me. 
Li amo anche io.


sabato 4 febbraio 2017

Un calcio, un pugno e un pacco di biscotti

La musica entra nella mia testa.
Il mio corpo incomincia a muoversi a tempo.
1 calcio destro, 2 pugni sinistro, 1 gomitata destra ,2 ginocchiate al sacco, 2 pugni destro, 1 calcio sinistro.
E si ricomincia: 1 calcio destro, 2 pugni sinistro, 1 gomitata destra ,2 ginocchiate al sacco, 2 pugni destro, 1 calcio sinistro.
Vittima di questa violenza è il sacco rosso da boxe.
Nel mio caso quel sacco si tramuta nella vita: calci e pugni.
Un pugno è per quell'esame andato male, e un altro per la mia insicurezza.
Due calci alle abbuffate di cibo di questi ultimi giorni.
Salto e colpisco, perchè sono ancora aumentata di peso.
Un calcio per il mio non controllo.

... la musica si fa più veloce...
Sono stanca ma continuo, uno, due, tre. Sbam.
Uno, due, tre, sbam.

Sono a terra, addominali su addominali.
E' finita la lezione.
Torno nella mia stanza del collegio dove risiedo, apro la porta e mi sento male.
Vicino a quel letto mi sono abbuffata più di venti volte, seduta, raggomitolata su me stessa.
La scrivania è piena di libri, appunti, dispense. Tra dieci giorni ho l'esame.
L'armadio, pieno di vestiti che non mi entrano più perchè adesso sono ingrassata. Non voglio nemmeno più aprirlo.
Scendono lacrime, sono esausta.
Mangio qualcosa per cena e poi vado a coricarmi. 
Ma qualcosa non va, c'è una mancanza.
Scendo, vado in cucina, mi piombo sui miei biscotti secchi.
Una coccola, un ritornare bambina.
Mangio, e mangio ancora. Tocco il fondo del pacco di biscotti.
Li ho finiti.
E loro mi hanno sfinita.