lunedì 6 febbraio 2017

Quando il passato si intromette nel presente, nasce il caos

E' che a volte mi sento sola.
 Sì.
Ho il coraggio di dirlo.
Studio all'università e sono fuori sede, più di 400 km da casa, ma sento quel senso di vuoto che non so come colmare. Mi manca casa, ed è strano, perchè quando faccio ritorno dopo due giorni vorrei fuggire di nuovo a Padova.
E' che quelle mura hanno sentito e visto troppo. Mi hanno vista prendere a pugni i muri, i primi tagli sulle braccia, i primi digiuni, la quasi morte quando mi accorsi di non avere più pressione, la corsa all'ospedale. Hanno sentito le urla, quelle che di alzavano dal tavolo quando era ora di mangiare e io non volevo. Gli specchi hanno vista riflessa la mia immagine anche venti volte al giorno.
 Rabbia, preoccupazione, tristezza, rassegnazione,  incomprensione, bugie... tutto questo in sole tre stanze di una casa in campagna. Ma poi hanno visto anche il mio uscire furtivamente dalla stanza e piombarmi dalla credenza, grattare i fondi dei pacchetti  di biscotti, le tavolette di cioccolato, il latte. E poi il salato. Ingurgitare senza masticare.

Ancora rimbombano nella mia testa le supplicazioni dei miei genitori, le parole di rassegnazione " lascia stare. E' giusto che la ricoverino, è giusto così, quello è il suo posto"... "non ce la faccio più, non vedo l'ora che la chiamino da Villa Margherita"... " oggi come ti sembrava Fabiana? era più stanca del solito". " E' sempre più magra, oggi alla psichiatra ha detto che pesa 3* chili"...

Ma poi mi sveglio da questo turbinio di pensieri. Cerco di calmarmi, il cuore batte fortissimo.
Ora sono a Padova. Oggi sono andata dalla dietista, Ho di nuovo paura del cibo... i miei pensieri sono ancora molto sintomatici. Però riesco andare in palestra, seguo i corsi all'università, sostengo gli esami, ho una vita sociale... non è tutto così negativo.

6 commenti:

  1. ecco,bello,NON è tutto negativo.
    pensa agli sforzi che hai fatto per arrivare fin lì,alle lacrime,ai pugni,alle VITTORIE.
    respira forte e...prosegui.con calma e determinazione.

    un bacio

    RispondiElimina
  2. Amo la solitudine.
    Grazie per il tuo passaggio, eccomi qua. :)

    RispondiElimina
  3. La gente ha sempre un'attenzione esagerata per il male che vede coi suoi occhi e può tastare con le sue mani - il tuo sottopeso - e non spende mai un pensiero per come ti senti tu dentro. Perché è chiaro che anche se conduci una vita - a parte il cibo - normale, per te non è tutto rose e fiori.
    Ti ringrazio del commento, e ti seguo :)

    RispondiElimina
  4. Ciao Fabiana, scusami se sono passata in ritardo da te ma sei anche tu una studentessa quindi capirai che in questo periodo c'è sempre poco tempo :-D

    Conosco bene la sensazione di solitudine che descrivi, l'ho vissuta e la vivo anche ogni tanto. Io penso che questo non abbia a che fare molto con gli altri, con la loro compagnia,ma di come ci si sente con sé stessi. Sembra una cosa banalissima ma è davvero così; quando si fa pace con le proprie paure, con le proprie emozioni, poi si sta bene più o meno ovunque e con chiunque. Soprattutto da soli...ti abbraccio

    RispondiElimina
  5. E' una lotta continua, una lotta continua per restare a galla più tempo possibile. Vero?
    E, spesso, ti rendi conto di tutto quello che hai (palestra-università-amici-famiglia-soddisfazioni) e pensi: ma perché scendere giù?
    Ma alle volte è dura. E ci si sente soli e non capiti.
    Resisti, rimanere a galla.
    Un abbraccio, Snotra.

    RispondiElimina
  6. Ciao Fabiana, sono tornata a scrivere, o almeno mi è tornata la voglia e ci sto riprovando. Mi fa piacere vedere che tu non abbia mai smesso.
    Me l'hanno sempre detto che la malattia avrebbe lasciato i suoi strascichi, la tu sei forte e reagisci, l'importante è quello, non ascoltare più quelle voci.
    un bacio, Veronica.

    RispondiElimina